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Smettere di fumare, si smontano gli “effetti collaterali”


Molti dei timori sui presunti disagi legati alla scelta di smettere di fumare, a ben vedere, risultano largamente infondati.


È uno dei gesti più nocivi contro il proprio corpo, ogni sigaretta è un “lento suicidio”, ha scritto qualche letterato. E nonostante qualche dato incoraggiante – ma per la verità assai contraddittorio – sulle tendenze del consumo in Italia, l'allarme permane altissimo. Ad esso poi si aggiungono i timori sui presunti disagi legati alla scelta di smettere di fumare. A ben vedere, tuttavia, essi risultano largamente infondati.

Uno di questi è stato rinnovato nei giorni scorsi, anche tramite una lettera al Corriere della Sera. Lo scrivente lamentava problemi al sonno apparentemente innescati dall'astinenza. E il medico chiamato alla risposta, il responsabile del Centro antifumo dell'Istituto Tumori di Milano Roberto Boffi, ha ammesso il possibile problema. “L’insonnia è effettivamente uno dei sintomi più frequenti e fastidiosi della sindrome di astinenza da nicotina. Di solito dopo i primi 2 o 3 mesi il disturbo si risolve spontaneamente, ma se ciò non dovesse avvenire è consigliabile l’utilizzo, almeno per qualche settimana, di blandi induttori del sonno”, scrive.

Attenzione, però, perché il caso è minoritario, e solo in situazioni eccezionali richiede un supporto farmacologico. L'effetto della rinuncia al fumo è al contrario perlopiù quello di un miglioramento della qualità del sonno. La ragione è semplice e al contempo molteplice: si innalza la qualità del respiro, e si limitano i vari e pericolosi disturbi correlati, inclusa l'apnea.

Gli “allarmi” sui fastidi collaterali dell'abbandono della sigaretta vanno dunque ridimensionati, pena alimentare quell'alone “problematico” che può inibire le buone intenzioni. Vale invece l'indicazione opposta: chi cerca di levarsi il vizio limitando i disagi collaterali tramite “diversivi” solitamente fallisce. Nei mesi scorsi uno studio italiano ha documentato ad esempio come il ricorso alla sigaretta elettronica non induca a rinunciare alla sigaretta, esito riscontrato solo nel 18% delle persone seguite nell'arco di due anni.

Bisognerebbe smettere e basta, anche perché, some spiega un best-seller in materia, è “più facile” di quel che si crede, mentre sarebbero gli stessi spauracchi sulla difficoltà del passo a perpetuare il vizio. È un tema importante, la cui urgenza permane nei numeri. Globalmente in calo negli ultimi anni, ma una ricerca europea ha documentato come il 21% degli adolescenti continentali tuttora fumino. E l'Italia è in cima a quest'amara classifica, con un inaccettabile 37%.


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