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Progetto Respiro

Siamo al picco influenzale, bisogna respirare.


I problemi al respiro sono tra i più palesi e insidiosi sintomi influenzali. Meno noto è che la qualità del respiro è sua volta un fattore cruciale nella prevenzione.


I problemi al respiro sono tra i più palesi e insidiosi sintomi influenzali. Meno noto è che la qualità del respiro è sua volta un fattore cruciale nella prevenzione. Ci sono i vaccini, certo, ma ci sono molte altre cose che ognuno di noi può fare a livello comportamentale per alzare le barriere contro i virus. A ricordarcelo è tra gli altri ora un giovane medico chirurgo, Serena Missori, popolare comunicatrice scientifica.

Il nodo cruciale, ricorda, è nei “linfociti T, che prevalentemente risiedono nei centri immunitari come le tonsille”, quindi cruciali alle difese, al pari dei “peli all'interno del naso e l'apparato muco-ciliare nel tratto respiratorio”. Insomma, l'apparato respiratorio è non solo quello più esposto ai malanni, ma al contempo la sede principale del sistema immunitario. Va trattato bene, quindi “coltivato”.

Di qui l'importanza fondamentale del gesto di “respirare profondamente”. Nel dettaglio, il consiglio è sedersi e rilassarsi in un ambiente temperato, senza correnti d'aria, “mettere una mano sul torace e una sull'addome, inspirare in 6-8 secondi gonfiando prima il torace e poi l'addome ed espirare in 8-10 secondi sgonfiando prima l'addome e poi il torace”. Ci potenzia le difese fisiche, e se interviene uno starnuto meglio ancora, così espelliamo polveri inquinanti, virus e batteri; e inoltre ci allevia le tensioni emotive, che sono “concausa di debolezza del sistema immunitario”. Semplice, così semplice che non va dimenticato.

L'inverno procede tiepido, limitando la diffusione delle influenze. Ma gli sbalzi permangono, tant'è che il picco influenzale della stagione è stimato proprio in questi giorni. La scorsa settimana sono stati segnalati oltre 370mila casi, specie al centro-nord. Le cifre dicono peraltro poco, perché non tutte le Regioni sono tempestive nel comunicare gli esiti dei monitoraggi. La sostanza è comunque che siamo al periodo di massimo rischio, e che per affrontarlo possiamo attrezzarci anche facendo leva sulla nostra prima risorsa vitale, proprio il respiro.


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