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Parkinson, l’urgenza del dolore


La malattia non porta solo a tremori crescenti o a problemi di coordinamento muscolare. Porta anche al dolore fisico, spesso acuto.


Di Parkinson si soffre, e tanto. Sembra una sconcertante ovvietà ma è un aspetto ancora spesso sottovalutato. La malattia non porta solo a tremori crescenti o a problemi di coordinamento muscolare. Porta anche al dolore fisico, spesso acuto. E’ un aspetto ancora relativamente poco approfondito dalla ricerca, nonché scarsamente diagnosticato e curato. Un rilancio in proposito è giunto nei giorni scorsi da Bari, al secondo Congresso dell’Accademia per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento (Limpe-Dismov), istituita nel 2014 dal raggruppamento delle due maggiori associazioni, omonime, del settore.

Il dolore è il sintomo non motorio più frequente, con una prevalenza tra il 30 e l’85%, e i disturbi sono maggiormente localizzati agli arti ma possono interessare tutto il corpo ”, dice il Responsabile Centro medicina del dolore della Casa di cura San Pio X di Milano Marco Ruggero Lacerenza. E il collega Paolo Barone, ordinario di Neurologia presso l’Università di Salerno, ricorda che uno studio italiano “è stato tra i primi al mondo a svelare come il dolore nel Parkinson riguardi almeno il 40% dei pazienti”. Secondo altre ricerche siamo circa alla metà dei malati, insomma una piaga grave e diffusa, ossia la prima conseguenza non-motoria della patologia. Dolore muscolo-scheletrico, ma anche neuropatico, nonché quello associato alla distonia.

La loro cura dipende dalla loro natura. Per accertarla emerge un problema ulteriore. “Spesso il paziente non ammette di avere dolore, oppure non sa neppure riferirlo”, spiega Barone. Blocchi psicologici, ma anche il nodo di una sofferenza che insorge di notte, o al risveglio, rivelando sofferenze “riconducibili a distonie da carenza di farmaco”: è lo stesso paziente ad aver difficoltà a riconoscere l’essenza del dolore, perfino a distinguere tra le determinanti motorie o non motorie, necessitando quindi, in primis, del consulto di un neurologo.

In tutto questo dal Congresso emergono alcuni punti fermi, quali l’efficacia dell’associazione ossicodone/naloxone per il dolore nocicettivo. Ancora, “gli oppioidi sono i farmaci più efficaci nella gestione del dolore e si possono applicare in modo attento anche al paziente con Parkinson”, ricorda lo stesso Lacerenza. Non ultimo, da recenti ricerche emerge come la terapia del dolore abbia benefici per la cura del Parkinson stesso. Ora è tempo di sapere che vanno insieme, nei disagi quanto nella terapia.


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