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Morfina a basse dosi, migliore degli oppioidi deboli nel dolore da cancro moderato


In pazienti con dolore oncologico moderato, basse dosi di morfina riducono l'intensità del dolore in misura significativamente superiore agli oppioidi deboli, con un altrettanto buona tollerabilità, rapida azione e costi più bassi.


In pazienti con dolore oncologico moderato, basse dosi di morfina riducono l'intensità del dolore in misura significativamente superiore agli oppioidi deboli, con un altrettanto buona tollerabilità, rapida azione e costi più bassi. E’ quanto emerge da uno studio multicentrico italiano, frutto della collaborazione tra professionisti del Policlinico di Modena e della Usl locale, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology. e accompagnato da un robusto editoriale che ne riconosce addirittura il potenziale di “cambiare le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

Lo studio, che ha coinvolto 240 pazienti con dolore oncologico moderato (con punteggi dell'intensità del dolore compresi tra 4 e 6 su 10 punti della scala numerica standard - NRS), ha confrontato l’efficacia e la tollerabilità di due regimi analgesici della durata di 28 giorni: circa la metà dei pazienti ha assunto morfina a basse dosi, l’altra metà ha assunto oppioidi minori, codeina o tramadolo. In estrema sintesi, morfina a basse dosi si è dimostrata più efficace degli oppiodi minori, come evidenziato dalla percentuale di responders: l’88,2% dei pazienti trattati con morfina ha riscontrato una riduzione dell’intensità del dolore di almeno il 20%, tra i pazienti trattati con codeina o tramadolo la percentuale è stata del 57,7%. A fronte di una maggiore efficacia analgesica, il profilo di tollerabilità è risultato sovrapponibile a quello degli oppoidi minori...

Questo studio si aggiunge alle evidenze già pubblicate a sostegno della possibilità di poter saltare il secondo gradino della scala del dolore dell’OMS, come già proposto dalle linee guida di diverse società scientifiche, tra cui spicca l’ESMO (European Society of Medical Oncology) e l’EAPC (European Association of Palliative Care).

Le linee guida dell'OMS sulla gestione del dolore oncologico raccomandano un trattamento sequenziale in tre fasi nella scala analgesica. Si comincia dai farmaci non oppioidi (paracetamolo, FANS) per il dolore lieve (step 1), seguiti dagli oppioidi deboli, come codeina o tramadolo per dolore moderato ( step 2), e quindi oppiacei forti per il dolore severo (step 3).

I dati recenti della letteratura scientifica suggeriscono che un semplice approccio a due gradini (con l’abolizione dello step 2) potrebbe diventare lo standard del futuro e potrebbe essere implementato anche come trattamento analgesico di routine nella pratica oncologia.

A precisarlo è anche il “discussant” della rivista americana, il professor Eric Roeland dell’Università della California. “Un efficace trattamento del dolore oncologico ci permette di curare il cancro in modo aggressivo ottimizzando al contempo la qualità della vita dei pazienti”, conclude, elogiando la ricerca modenese. Perfino negli Stati Uniti dove, a dispetto di periodiche guerre ideologiche agli antidolorifici oppioidi, il loro uso si è triplicato negli ultimi 15 anni arrivando nel 2015 a quasi 260 milioni di prescrizioni, le ricerche scientifiche negano l’esistenza di un problema complessivo di abuso. Perfino là, non ne prendono troppi, ma ancora troppo pochi.


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