WikiPharm i progetti
Progetto Respiro

Le macchie di Phelps e la potenza del respiro


Il potentissimo atleta ha esibito schiena e spalle puntellate (provvisoriamente) da strani cerchi arrossati. Non era un colorito omaggio ai “cerchi olimpici”, bensì una tecnica antichissima e tuttora dibattuta, il cui giovamento principale starebbe proprio nel respiro.


Anche ai Giochi di Rio il 31nne nuotatore americano Michale Phelps vince, varcando oramai i confini della mitologia e di ogni retorica. Alla sua ennesima apparizione trionfale e alle ennesime medaglie si aggiunge peraltro una curiosità di interesse “medico” oltre che estetico. Il potentissimo atleta ha esibito schiena e spalle puntellate (provvisoriamente) da strani cerchi arrossati. Non era un colorito omaggio ai “cerchi olimpici”, bensì una tecnica antichissima e tuttora dibattuta, il cui giovamento principale starebbe proprio nel respiro.

Si chiama “coppettazione” (cupping), risale all’antica Cina, e avrebbe poi emulazioni nella civiltà egiziana, mentre le prime testimonianze documentate in Europa (nell’Italia meridionale) sono successive all’avvento di Cristo, con diverse documentazioni in epoca medievale. La logica è analoga a quella dell’agopuntura, prevedendo una pressione sula pelle. In questo caso si tratta però di coppette di vetro, alla cui estremità, nella versione moderna, agisce uno strumento che risucchia l’aria per una decina di minuti, e con essa la cute, allo scopo di richiamarne e rivitalizzare la pressione sanguigna.

Non provoca dolore - tuttalpiù un po’ di “strano” fastidio legato a una sensazione di calore - anzi lo allevierebbe. La scienza moderna non ha ancora documentato gli effetti terapeutici della “coppetta”, ma testimonianze convergenti ne confermerebbero l’efficacia almeno alleviativa, specie al seguito di eventi traumatici o a un eccesso di fatica.

Ma ci sarebbe, correlativamente, dell’altro. Secondo studiosi italiani (la rivista Wired ha consultato il professor Emilio Minelli, dell’Università Statale di Milano), il suo effetto sarebbe quello di “mobilitare le forme di ristagno del corpo”, con effetti non solo sulla pelle ma anche sull’apparato respiratorio. Favorirebbe così “la mobilità delle articolazioni”, e in generale alimenterebbe la respirazione polmonare e dell’intero sistema muscolare.

Si tratta di una disciplina riconosciuta anche se definita “complementare” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che trova adepti da millenni e, nei nostri giorni, praticanti di rilievo, dallo sport alla cultura (a iniziare dall’attrice Nicole Kidman). Che, al di là delle evidenze ancora da affinare, fa leva di nuovo sulla prima delle attività vitali, il respiro.

Foto Sport Mediaset


Vai al progetto