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Farmaci oppioidi, il ritardo che fa soffrire i paesi poveri


Una ricerca australiana, pubblicata nei giorni scorsi sulla celebre rivista Lancet, fa il punto sul consumo nel mondo dei farmaci oppioidi, e denuncia discrepanze drammatiche tra il nord e il sud del pianeta, ma anche tra l’est e l’ovest.


Le ingiustizie sociali hanno molte dimensioni. Quella sanitaria è per definizione la più drammatica. Una ricerca australiana, pubblicata nei giorni scorsi sulla celebre rivista Lancet, fa il punto sul consumo nel mondo dei farmaci oppioidi, e denuncia discrepanze drammatiche tra il nord e il sud del pianeta, ma anche tra l’est e l’ovest, condannando all’inutile sofferenza milioni di persone.

L’analisi, dell’Università del New South Wales su dati dell’International Narcotics Control Board, è stata condotta sulla corposa base di 214 paesi e l’arco temporale tra il 2001 e il 2013. Emerge che in tale lasso il consumo si è quadruplicato, ma interessando solo alcune parti del mondo. La somministrazione degli oppioidi si concentra per oltre il 95% in Nord America, Unione Europea e Oceania. L’Italia è in relativo ritardo, data la sua recente disciplina legislativa, risalente solo al 2010, segnalando comunque un buon recupero con una crescita del 26% negli scorsi tre anni.

Tra le ragioni identificate del grave squilibrio, oltre naturalmente al reddito, emergono carenze nella consapevolezza e formazione tra gli operatori sanitari, timori infondati di dipendenza e normative ostative.

In aggiunta, c’è spesso la percezione che la terapia del dolore sia meno pregnante nell’emisfero sud, supponendo che patologie come il cancro abbiano un’incidenza relativamente minore. Purtroppo è falso, oltre la metà dei tumori nel mondo è rilevata nei paesi meno sviluppati. Peggio, essendo diagnosticati di solito con maggiore ritardo, il ricorso agli antidolorifici oppioidi sarebbe ancor più cruciale, e questo è rilevato anche per altre malattie come l’Aids.

La conseguenza è che oltre cinque milioni e mezzo di pazienti sono privi delle più basiche terapie del dolore, in larghissima parte nei paesi poveri. I ricercatori sottolineano il dato quale violazione degli accordi internazionali, tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, che include il diritto al trattamento sanitario, comprese le cure palliative. “E’ una situazione terribile che causa una sofferenza di massa”, protesta Richard Mattick, coordinatore della ricerca.


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