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Dolore articolare, campagna europea contro il silenzio


Contro l’omertà sul dolore, per la ricerca e il diritto alla cura, la mobilitazione ormai coinvolge molti Paesi europei.


Contro l’omertà sul dolore, per la ricerca e il diritto alla cura, la mobilitazione è oramai continentale. Si chiama Federazione Europea per il trattamento del Dolore (“European Pain Federation”, Efic), mosse i suoi primi passi proprio in Italia, a Verona, vent’anni fa. E’ un sodalizio multidisciplinare che riunisce gruppi e associazioni in rappresentanza oramai di circa 20mila professionisti, tra medici, ricercatori, infermieri, fisioterapisti, psicologi e altri operatori della salute, con iniziative che raggiungono 37 paesi, ben al di là dunque dei confini dell’Unione Europea.

Dal 2012 ha raggruppato le sue campagne sotto l’egida dell”‘Anno Europeo Contro il Dolore”. E il 2016, come annunciato il mese scorso a Bruxelles, è consacrato al “dolore articolare. E’ tra i disturbi più frequenti di salute e tra le cause principali dell’invalidità, con costi personali e collettivi enormi e crescenti. “I dolori articolari diventeranno un problema ancora più urgente in futuro, con il crescente affermarsi dello stile di vita sedentario, la maggiore diffusione dell’obesità e l’aumento delle aspettative di vita ”, spiega il direttore del’Efic Chris Wells.

I dati sono drammatici, per l’impatto sui pazienti e anche per le casse pubbliche. Nell’Unione Europea i disturbi muscolo-scheletrici costituiscono la più importante categoria di diagnosi in termini di spesa e di costi indiretti legati al calo della produttività. Negli Stati Uniti l’aumento dei costi per tali disturbi tra 1996 e il 2011 è stato addirittura del 192%, più di qualsiasi altro esborso sanitario.

Sono almeno 150 i tipi di dolori articolari accertati ma, nota Bart Morlion, coordinatore dell’Anno Europeo, manca ancora un “ quadro esaustivo delle loro cause e sintomi”, e al contempo recenti scoperte sembrano indicare comuni meccanismi di insorgenza e cura, a partire dal buon esito di nuovi oppioidi.

Il nodo cruciale è la tempistica. Molti affrontano il problema in ritardo e male, col rischio di rendere cronico il proprio dolore. Questa è la sfida prioritaria, a cui sono chiamati con urgenza tutti, medici, decisori ma anche pazienti. Un terzo dei 80 milioni di europei afflitti da dolore cronico, rivela l’Efic nel suo ultimo Congresso a Vienna, non riceve alcun trattamento.


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