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Progetto Obiettivo Zero Dolore

Dolore, se si muove anche l’Asia


Affrontare il tema del dolore cronico sta diventando una priorità a livello globale.


Ad Abu Dhabi succede di tutto. E di certo non tutto è oro quel che luccica tra giacimenti, emiri, capitali e relazioni pericolose, come rimbalza dalle quotidiane cronache mediorientali. In ogni caso la capitale degli Emirati Arabi è un eccellente osservatorio per capire dove va il mondo, ricerca medica inclusa.

Ebbene, questa settimana la città ospita un convegno internazionale organizzato dal Cleveland Clinic Abu Dhabi Anesthesiology Institute e consacrato specificamente alla “Gestione del Dolore”. Il programma, seppur concentrato in solo un giorno di lavori e incontri, è ambizioso, includendo gli aspetti anestetici, l’emicrania, la neuromodulazione e la radiofrequenza per il trattamento del dolore cronico, l’aspetto farmaceutico e altro. Soprattutto, colpisce lo spazio dedicatogli anche dalla stampa nazionale, in prima pagina.

La scienza medica ci ha liberato da una serie di flagelli, dal vaiolo alla setticemia, e ha migliorato la durata e qualità delle nostre vite in mille modi. Tuttavia – nota il professor Robert Matthews dell’Aston University di Birmingham, in un robusto intervento sulle colonne del principale portale locale di lingua inglese – i medici possono tuttora fare poco o nulla per i pazienti che soffrono di dolore cronico”.

La denuncia calza drammaticamente a pennello col ritardo italiano sul tema, nel contesto europeo, certificato anche da una ricerca de La Sapienza sugli ospedali italiani, da cui risulta ad esempio che solo un decimo dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico riceve poi un adeguato trattamento del dolore.

Da un angolo opulento dell’Asia a uno poverissimo, l’India del Sud, un eccellente reportage dello storico corrispondente di Repubblica Raimondo Bultrini ha svelato in questi giorni le “cliniche dell’eutanasia”, mostrandone anche gli agganci con la tradizione locale, inclusa una diversa idea della morte. Tutto vero e interessante, ma con un’avvertenza: come dimostrano anche i ben diversi dati sul resto dell’India, la fuga nel suicidio avviene dove manca la cura dal dolore, fisico o economico. Nessuno vuole la morte, il diritto a superare la sofferenza vale ovunque, non c’è civiltà che non lo cerchi.


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