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Dolore, il problema di nasconderlo


Il problema del dolore cronico è spesso quello di negarlo, nasconderlo perfino al proprio medico. A volte è lo facciamo per riserbo o addirittura vergogna, altre per sfiducia.


Il problema del dolore cronico è spesso quello di negarlo, nasconderlo perfino al proprio medico. A volte è immotivato riserbo o addirittura vergogna, altre è comprensibile sfiducia, considerando che siamo ai vertici europei nel consumo dei cosiddetti Fans, i comuni “Farmaci Anti-infiammatori Non Stereoidei”, adatti per loro stessa prescrizione (ed estese controindicazioni garstointeriche e cardiache) come soluzioni temporanee e periferiche, mentre siamo ancora indietro nel consumo di “analgesici centrali” come gli oppioidi. Dal 2010 la legge si è adeguata, ma la cultura delle abitudini ci mette di più.

Non è comunque solo un problema italiano. A rilanciare l’allarme è anzi una ricerca americana, pubblicata sull’ American Journal of Managed Care, che ha preso in esame un campione raccolto tra il 2009 e il 2011 di ben seimila pazienti, rivoltisi per almeno tre volte a qualche ambulatorio per un dolore cronico. Fatto eloquente, per larga parte, oltre due terzi, si trattava di donne, che lamentavano perlopiù emicranie o dolori alla schiena, alle articolazioni e alla muscolatura.

Ma il fatto rilevante è qui un altro. Oltre la metà dei pazienti associava le terapie ordinarie con cure complementari di vario tipo, dall’agopuntura alla chiropratica. Ancora, il nodo non è che molti di loro non si sentissero pienamente soddisfatti dalle cure somministrategli, e cercassero altro. Il problema vero è piuttosto che tantissimi, oltre un terzo, non ne hanno mai fatto parola col medico curante.

Sfiducia, ricerca di scorciatoie, il tema è comunque aperto. La verità di cui il paziente deve prendere coscienza è che non è solo. Sono 12 milioni gli italiani che soffrono di dolore cronico, secondo l’Isal (Istituto di Ricerca in Scienze Algologiche, con sede in Romagna), ovvero il 20% della popolazione, percentuale che ovviamente s’impenna in età media e avanzata. Vincere il dolore è un diritto, il dolore è un’emergenza merita una cura, e non c’è norma, statistica, freno psicologico o culturale che autorizzi il medico a defilarsi. E il paziente a nascondergli la propria pena, senza invocarne adeguato rimedio.


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