WikiPharm i progetti
Progetto Obiettivo Zero Dolore

Contro il dolore, una mobilitazione nazionale


La “Giornata delle Cento Città contro il Dolore” sarà l’occasione per fare il punto sui passi in avanti degli ultimi anni, anche in Italia, e soprattutto per farne molti altri.


Eppur si muove, dal basso. La data scelta è bella, il I ottobre, quando si inaugura la stagione fresca ma si rinnova ancora il tepore, appunto, delle “ottobrate”. La “Giornata delle Cento Città contro il Dolore” sarà l’occasione per fare il punto sui passi in avanti degli ultimi anni, anche in Italia, e soprattutto per farne molti altri. Il dolore è una piaga collettiva che ha trovato qualche risposta con la legge 39 del 2010, ma il grande salto richiesto è ancora nell'avvenire.

E' la Fondazione Isal a coordinare l'evento, che si terrà nelle principali città italiane, su 135 piazze nazionali ed estere coinvolte, tra banchetti e convegni pubblici, alla presenza di volontari e medici pronti a offrire consulti gratuiti e soprattutto dare qualche indicazione ai pazienti sui centri specialistici attivati nel nostro paese. Perché uno dei nodi più critici è quello della perdurante carenza di informazione.

Incrociando i dati del Consiglio d'Europa, quelli dell'ultima relazione al Parlamento in materia, nonché il lavoro dello stesso Osservatorio Isal, il 26% degli italiani (circa 13 milioni di persone) soffrono di un qualche dolore cronico muscolo-scheletrico, proporzione che sale al 74% tra i 60 e gli 80 anni, colpendo selettivamente di più le donne e le persone a basso reddito, con costi collettivi stimati addirittura al 2,3% del Pil, e quelli a paziente, diretti e indiretti, conteggiati intorno ai 6000 euro l'anno.

In tutto questo solo il 40% dei pazienti sa dell'esistenza di centri specializzati sulla terapia del dolore, che pur risulta efficace, quando attuata, nel 90% dei casi. Scarsa conoscenza che coinvolge perfino i medici, due terzi dei quali non sa indirizzare i sofferenti nelle strutture più idonee, tanto che solo un paziente su cinque dichiara di aver ricevuto un orientamento di cura adeguato.

Al cuore del problema della poca informazione c'è anche il nodo dei farmaci oppiacei, utilizzati solo nel 26% dei casi. Un ambito “detabellato” in Italia solo nel 2009 e in rapido incremento, ma con valori ancora ben inferiori rispetto agli antiinfiammatori e antidolorifici (che presentano molti effetti collaterali) e agli altri paesi avanzati, a dispetto delle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. “Ancora oggi si osservano seri pregiudizi, sia da parte dei medici che degli utenti”, nota preoccupato lo stesso William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL.


Vai al progetto