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Asma, il problema della diagnosi (a iniziare dai bimbi)


“Molti hanno l’asma senza saperlo”. L'importanza di prendere sul serio tutti i sintomi di recarsi dal medico per diagnosticare e curare l'asma.


“Molti hanno l’asma senza saperlo”, ricorda il pneumologo americano David Beuther, del National Jewish Health, che ha realizzato un’estesa indagine in proposito. Oltre mille statunitensi consultati, molti con sintomi “non tipici, quelli che non stanno nei libri di testo”. Non c’è solo la carenza respiratoria o la dispnea (col cosiddetto “fischio”), c’è anche la tosse cronica, il dolore al petto, il disturbo al sonno, bronchiti ricorrenti, sintomi spesso non presi sul serio. Col risultato che non si fa la cosa più importante, quella di “rivolgersi al medico per diagnosticarlo e curarlo”.

Eppure il problema è estesissimo. Solo restando agli Stati Uniti, e solo restando alle diagnosi accertate, c’è un adulto su 200 che ne risulta affetto ogni anno. L’esito complessivo è che ne risultano colpiti quasi 26 milioni di americani, inclusi 7 milioni di bambini. Quasi la metà riconoscono di averne riscontrato i sintomi prima della maggior età, e oltre la metà dichiara che c’è almeno un membro della famiglia a soffrirne, secondo un’ulteriore ricerca nazionale realizzata dall’Health Union.

L’origine dell’asma resta in parte ignota. Eppure comporta gravi disagi e ipersensibilità ai cambi di stagione, virus, pollini e altro. Al contempo, quando si cura con l’inalatore, già esso viene ritenuto soddisfacente nella maggior parte dei casi. Insomma il messaggio è che molto si può fare, e ancor di più si potrà fare in futuro, con l’avanzare della ricerca. L’importante e accertare la patologia presto, e affrontarla.

Questo riguarda anche, e anzitutto, i bambini. “Essere asmatico o allergico raddoppia per loro il rischio di sviluppare polmoniti o infezioni gravi da pneumocco, con relativo aumento di ricoveri e farmaci”, avverte Marzia Duse, presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica, da un convegno organizzato in questi giorni a Roma.

 

Di qui l’appello a vaccinare contro virus sinciziale e pneumococco i piccoli con frequente problemi respiratori, o somministrare loro una profilassi “passiva”, tramite “anticorpi monoclonali che bloccano replicazione del virus”. Le ricadute positive sono per l’intero arco della vita, come quelle negative per il mancato intervento. L’importante è agire sin dall’inizio. Su consiglio del medico.


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