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Allergie, scatta la guerra agli acari


Gli acari sono responsabili di una tale quantità di allergie e malattie respiratorie, da indurre la rete associativa di FederAsma e Allergie a istituire un apposito osservatorio


C'è chi teme perfino la propria ombra, oltre a fantasmi, demoni e simili. La verità è che faremmo bene ad aver invece paura di altre entità invisibili, ma esistenti, e magari ad affrontarle. È il caso in particolare dell'acaro, responsabile di una quantità di allergie e malattie respiratorie, tali da indurre la rete associativa di FederAsma e Allergie a istituire un apposito osservatorio, il primo in Italia, presentato nei giorni scorsi a Milano in collaborazione con le principali società scientifiche del nostro paese.

La motivazione è nelle cifre allarmanti. Le allergie colpiscono oramai un quarto degli italiani, con una tendenza alla crescita, alla luce del balzo del 5% negli ultimi cinque anni. E sarebbero proprio gli acari l'indiziato numero uno, responsabili delle allergie che scatenano la metà dei casi d'asma e circa tre quarti delle riniti allergiche.

L'obiettivo dell'Osservatorio, chiamato in inglese “Housedust Mite Observatory for the First Evidence-based Immunotherapy”, è allora quello di alimentare la collaborazione tra allergologi, pneumologi e rinologi italiani. Ma ce n'è uno ulteriore, tutt'altro che secondario, ed è quello della sensibilizzazione dell'opinione pubblica, il cui difetto ne inibisce i percorsi diagnostici e terapeutici

Tale lacuna è in effetti assai estesa, come documenta un'indagine di DoxaPharma su 206 pazienti con allergia da acaro, definita “allergene perenne” dagli specialisti. 4 su 5 la sottovaluta, si dichiara “in buona salute” e fa poco per curarla, sebbene la medesima proporzione riconosca che la patologia ha un impatto rilevante sulla loro vita. Il caso limite è rappresentato dai malati di rinite allergica, che per l'86% risultano poco o per nulla controllati, sebbene si tratti di una malattia che moltiplica di quattro volte l'esposizione all'asma.

E quando poi invece ci si cura, lo si fa male, con “il 50% che ha un'aderenza terapeutica scarsa”, nota il presidente della Società Italiana di Pneumologia Francesco Blasi. Ci si sente un po' meglio e si abbandona tutto, supponendo che si tratti di lievi disturbi, e non di patologie da prendere sul serio. E' allora urgente un immediato cambio di rotta. “Informazione, gestione e controllo della malattia”, le tre priorità indicate da Carlo Filippo Tesi, presidente della stessa FederAsma e Allergie.


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