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Allergie, l’escalation e il perché


La ricerca scientifica avanza, l’attenzione dei medici e pazienti pure, eppure l’incidenza delle allergie, anzitutto respiratorie, continua a salire, raggiungendo picchi davvero allarmanti, per giunta destinati a peggiorarsi nell’avvenire.


La ricerca scientifica avanza, l’attenzione dei medici e pazienti pure, eppure l’incidenza delle allergie, anzitutto respiratorie, continua a salire, raggiungendo picchi davvero allarmanti, per giunta destinati a peggiorarsi nell’avvenire. Se n’è parlato nei giorni scorsi a Roma, capitale mondiale nei giorni scorsi in materia ospitando il Congresso annuale della World Allergy Organisation, con la partecipazione di mezzo migliaio di specialisti di una cinquantina di Paesi.

C’è addirittura chi parla di “tsunami allergico”. 400 milioni di persone al mondo soffrono oramai di rinite allergica, 300 milioni sono afflitte da asma. Questo coinvolge anche il nostro paese, a iniziare dai bambini. “Un milione di italiani entro i 14 anni ha la rinite, 630mila l’asma”, documenta il presidente del Congresso Alessandro Fiocchi responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

In altri termini, la rinite è giunta a colpire un terzo dei ragazzi italiani, e complessivamente tutte le allergie sono raddoppiate dal 1980 al 2000. Un trend che prosegue, tanto che secondo il presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica Walter Canonica, “entro il 2020 le allergie interesseranno la metà di questa popolazione”.

A tutto questo si aggiungono le complessità della diagnosi. Non mancano infatti i segnali fuorvianti, quali l’otite ricorrente nella prima infanzia che può essere in realtà un sintomo di allergia alimentare, così come d’altronde la rinite può a volte manifestarsi senza alcun sintomo dermatologico, ma solo sulle mucose nasali o su quelle oculari. Per farvi fronte valgono comunque sempre le buone regole comportamentali, dall’attenzione all’eccesso di esposizione ai pollini all’igiene delle mani, veicolo degli allergeni che si depositano su capelli o palpebre.

Su questo si insinua peraltro un paradosso. La ragione dell’aumento dell’esposizione allergica viene riconosciuta soprattutto nei paesi avanzati, quelli “più puliti”, che inibiscono all’esposizione infantile a una sufficiente gamma di batteri, innescando una sotto-stimolazione del sistema immunitario. Chi vive in campagna, a contatto con animali e piante, tende ad ammalarsi di meno, così come i bambini che frequentano gli asili. E così, i nostri bambini sono generalmente “più protetti da infezioni e malattie, ma anche più sensibili”, spiega Canonica. E’ un po’ la storia dei “virus e batteri piccoli”, che proliferano solo al riparo da quelli “grandi”. Bene così, di solito, ma non per le allergie, che spesso non sono un problema “piccolo” e richiedono la massima attenzione degli specialisti.

 


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