L'artrosi ci salvò dal gelo


C'è una branca della ricerca genetica che va a perlustrare nella storia, e anzi perfino nella preistoria dell'evoluzione umana, alla ricerca di indicazioni utili anche alla scienza odierna. Uno dei settori più esplorati è quello del dolore articolare...


C'è una branca della ricerca genetica che va a perlustrare nella storia, e anzi perfino nella preistoria dell'evoluzione umana, alla ricerca di indicazioni utili anche alla scienza odierna. Uno dei settori più esplorati è quello del dolore articolare, data tra l’altro l'estensione del problema, tale quasi da sollevare il quesito di fondo: “Ma perché siamo condannati a soffrire?”, con percentuali addirittura maggioritarie in età avanzata?  

Una risposta intrigante arriva dall'Università di Standford, con uno studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics in collaborazione con le accademie di Harvard e di Waterloo (Canada). E' stata rilevata, in particolare, una variante genetica che si sarebbe innescata col passaggio umano dall'Africa alle regioni fredde dell'Europa e dell'Asia, le cui tracce sono a tutt'oggi riscontrabili in almeno la metà della popolazione nell'emisfero settentrionale, mentre è rara nel Continente Nero.

Quel che balza agli occhi è che tale gene risulta associato a un rischio raddoppiato di artrosi. “E' probabilmente responsabile di milioni di casi nel mondo”, sostengono gli studiosi americani. Il gene è il DF5 – espressione di una regione neo-identificata di nucleotidi, battezzata “GDF5” - e la sua mutazione sarebbe implicata sia nei disturbi articolari che in una riduzione della statura ossea.

Il quesito storico è allora perché una macchina così ben fatta e “pensante” come il corpo umano abbia concepito un cambiamento così dannoso a se stesso. La spiegazione fornita dai ricercatori è che la mutazione sia stata indotta nelle migrazioni verso Nord avvenute da circa 100mila anni fa alfine di difendere il corpo stesso dal freddo. Addirittura, quel cambio a effetto “artritico” nella genetica delle nostra ossa e articolazioni avrebbe salvato i nostri antenati dall'era glaciale.

Si tratta di esplorazioni e analisi affascinanti che, sebbene centrate sul passato, possono fornire indicazioni d'indirizzo utili alla ricerca attuale. “L'impatto medico potenziale di questa scoperta è molto interessante vista l'ampiezza della platea di pazienti” dicono da Stanford. La ragione starebbe nell'identificazione di un fondamento “positivo” nella genesi dell'artrosi, e soprattutto nel fatto che tale fondamento ha una “componente genetica”. Molto, insomma, si potrebbe fare partendo da lì, da dove siamo venuti.

Fonti:

https://www.eurekalert.org/pub_releases/2017-07/sumc-dhi062817.php

https://med.stanford.edu/news/all-news/2017/07/decreasing-height-increasing-arthritis-risk-evolutionarily.html


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