Fumo passivo, conferme sui danni al nascituro


I danni del fumo arrivano subito, anzi già prima di nascere, se a esserne costretti sono le madri in gravidanza – che spesso manifestano in effetti un sano quanto grande fastidio istintivo in proposito.


L’ultima conferma arriva dall’Università della Lousiana, all’esito di una ricerca pubblicata sulla rivista Respiratory Research.

La sperimentazione è stata condotta su topolini, seguiti fino all’età avanzata (circa 15 anni). Ebbene, è emerso che quelli esposti al fumo al tempo della gestazione manifestano nel tempo l’ingenerarsi di danni ai tessuti polmonari.

Questo riguarda ambedue i sessi, ma le conseguenze si avvertono soprattutto tra i maschi, in termini di significative riduzioni nella capacità respiratoria (misurata dalla quantità e dal volume dell’aria inalata e esalata a ogni respiro, a riposo). Di più, sono state anche osservate conseguenze genetiche, inclusa una maggior esposizione al gene chiamato “A1AT”, noto agli addetti ai lavori quale fattore di rischio per l’enfisema.

Il fumo, anche se passivo, è capace dunque di recare conseguenze “gravi e di lungo periodo”, a detta degli studiosi americani, ribadendo tra l’altro una “questione di genere” - a danno stavolta del cosiddetto sesso “forte” – già emersa in alcuni studi precedenti sugli effetti della sigaretta. Il punto debole di questa ricerca è che è stata per ora svolta sugli animali, mentre il feto umano presenta qualche differenza, anche nei meccanismi protettivi.

Nondimeno il dato appare significativo, e conferma indicazioni pregresse in materia. Che il fumo passivo faccia male è un fatto oramai riconosciuto perfino dalla giurisprudenza italiana, anche con una sentenza di questi giorni in Sicilia. Il problema, però, non inizia da qualche maleducato collega in ufficio o da qualche cattivo familiare. Può incominciare già prima di vedere la luce del mondo, perfino nel grembo di una madre che il fumo solamente lo subisce da terzi.


Vai al progetto