Fibromialgia, l’approccio “multimodale”


Diverse mobilitazioni in Europa e in Italia perché la patologia sia formalmente riconosciuta in ambito nazionale e regionale, con quel che conseguirebbe per le possibilità di cura. Una pluralità di consessi che procede in parallelo alla presa di coscienza circa l’importanza dell’attenzione e di un approccio multidisciplinare.


Un Congresso internazionale a Praga, un altro recente a Roma, mentre a Bologna proprio in questi giorni si celebra il convegno del “Comitato Fibromialgici Uniti” (trasferito di recente da Palermo), che cade non a caso nella Giornata Mondiale della Fibromialgia, a rilanciare la mobilitazione perché la patologia sia formalmente riconosciuta in ambito nazionale e regionale, con quel che conseguirebbe per le possibilità di cura. Una pluralità di consessi che procede in parallelo alla presa di coscienza circa l’importanza dell’attenzione e di un approccio multidisciplinare.

A emergere è anzitutto la natura assai estesa e complessa del problema, così come le difficoltà terapeutiche. Si tratta di una patologia muscolo-scheletrica, che colpisce in prevalenza le donne ed è segnalata da una quantità di sintomi: “Astenia, disturbi del sonno, di ansia, dell’umore e della sfera cognitiva che minano seriamente alla qualità della vita, relazionale e lavorativa delle persone”, elenca il Segretario del Collegio Reumatologi Italiani Giannantonio Cassisi, insieme naturalmente al dolore cronico diffuso. Con l’ammissione: “Una cura ad oggi non è stata trovata”.

La difficoltà è anche nella diagnosi, in quanto le stesse origini possono essere diverse: “Dalle malattie degenerative allo stress, passando per una carenza di vitamina D, fino ad arrivare ad una poliartrosi perdurante”, aggiunge il professor Carrisi, dall’ultimo Congresso Nazionale del Collegio nella capitale. E in questo c’è anche la ribadita importanza degli aspetti alimentari. Oltre alla priorità sulla stessa vitamina, e all’esigenza generale di un’alimentazione equilibrata, che eviti gli eccessi di grassi e segua i dettami, ad esempio, della più sana dieta mediterranea, si tratta prioritariamente di valutare l’eventuale presenza di intolleranze. “Sappiamo che il 36% dei fibromialgici è intollerante al lattosio, mentre il 49% lo è al glutine”, nota il professor Menotti Calvani, dell’Università Tor Vergata.

Attenzione personalizzata al paziente, quindi, con una prospettiva “polispecialistica”, che affianchi il farmaco con una serie di comportamenti corretti. Lo si è sottolineato anche al recente Forum On Peripheral Neuropathies, a Praga, che ha evidenziato inoltre gli aspetti psicologici. Molti dei pazienti si ritrovano infatti a soffrire di “ansia, depressione, ma anche disturbi ossessivo-compulsivi o disturbi di tipo bipolare”, ha ricordato Enrico Polati, Direttore Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore dell’Università di Verona. E in quell’approccio “multimodale”, è cruciale anche l’attività motoria e “psico-motoria”. “Allungare i propri muscoli con lo stretching, ma anche la ginnastica dolce, lo yoga, il Tai Chi e la meditazione”, i consigli dello specialista.

 


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