Angina pectoris, rivoluzione terapeutica


Un “consensus document” pubblicato sulla rivista Nature Reviews, a cura di scienziati italiani, che hanno fatto il punto sull’angina pectoris e sulle ultime linee guida in materia terapeutica.


Un “consensus document” pubblicato sulla rivista Nature Reviews, a cura di scienziati italiani, che hanno fatto il punto sull’angina pectoris e sulle ultime linee guida in materia terapeutica. Si tratta di un disturbo serio, un forte dolore al petto associato a sforzi anche lievi, che può derivare da cause diverse (aterosclerosi, spasmo coronarico, alterazioni del microcircolo), e per giunta associarsi a rilevanti e tipiche co-morbidità: “tachicardia o bradicardia, ipertensione o ipotensione, fibrillazione atriale, diabete”, elenca il coordinatore dello studio Roberto Ferrari, direttore della cardiologia e del dipartimento di scienze mediche all’Università di Ferrara.

Ed è proprio da tali complessità, nell’origine possibile quanto nelle possibili concomitanze patologiche, che si invoca ora la causa di una “rivoluzione” terapeutica. La parola d’ordine è quella di una “personalizzazione” della cura sulla base delle esigenze specifiche del paziente, superando le rigidità delle “linee guida” pregresse.

Questo riguarda anche l’ambito specificamente farmacologico. Esiste ad esempio una distinzione classica tra “farmaci di prima scelta” (beta-bloccanti, bloccanti dei canali del calcio, nitrati) e quelli “di seconda scelta” (ivabradina, ranolazina, trimetazidina, nicorandil). A detta degli studiosi italiani, è un dualismo da superare, anche perché in molti casi può essere cruciale utilizzarli entrambi.

Ad esempio, nota Ferrari, risulta più efficace “la strategia di associare più molecole con meccanismi d’azione sinergici (quali per esempio beta-bloccanti, ivabradina, ranolazina e trimetazidina) piuttosto che l’aumento del dosaggio del solo beta-bloccante che spesso si associa a effetti collaterali significativi e a eventi avversi severi soprattutto nella popolazione anziana”.

Sono indicazioni basate non sull’impressione o l’esperienza di un medico o l’altro, ma sulla base anche di estese ricerche recenti e comparate in proposito, incluso un trial che ha fatto leva su circa 1400 pazienti, documentandone la diversità delle terapie necessarie. Si tratta quindi di un cambio di approccio radicale, potenzialmente prezioso anche in relazione alla crescente ampiezza del disturbo. Dal 2002 al 2012 l’angina è cresciuta in Italia del 36% tra gli uomini e del 16% tra le donne, arrivando rispettivamente al 2,6% e al 4,3% della popolazione complessiva.

Fonti: 

http://www.nature.com/nrcardio/journal/vaop/ncurrent/full/nrcardio.2017.131.html?foxtrotcallback=true

http://www.corriere.it/salute/cardiologia/17_settembre_07/angina-pectoris-cure-personalizzate-controllare-dolore-petto-d2fd7782-93bd-11e7-9209-90423dcf26d8.shtml


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